Il CBD può essere il futuro degli antibiotici? Esploriamo il potenziale del cannabidiolo contro i batteri resistenti
Autore: Ondrej Stovicek
Conosciamo già molti effetti del CBD e, grazie a studi e ricerche in continua evoluzione, stiamo scoprendo sempre nuove capacità dei cannabinoidi. Nuovi studi suggeriscono che il CBD potrebbe avere la capacità di uccidere i batteri, compresi quelli che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici. Ma il CBD può davvero rappresentare un’alternativa valida agli antibiotici tradizionali? Vediamo cosa dicono le ricerche.
La crescente crisi globale degli antibiotici
Il mondo sta affrontando una grave crisi sanitaria: sempre più batteri stanno sviluppando resistenza agli antibiotici esistenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato la resistenza agli antibiotici come una delle minacce più serie per la salute globale, la sicurezza alimentare e lo sviluppo.
Numerose malattie rispondono sempre meno alle terapie antibiotiche, tra cui tubercolosi e polmonite. A causa di queste tendenze allarmanti, gli scienziati stanno cercando urgentemente alternative efficaci, e il CBD sta emergendo come una possibile soluzione.
CBD: un nuovo antibiotico promettente?
Un recente studio condotto presso l’Università del Queensland ha dimostrato che il CBD possiede forti proprietà antibatteriche, tanto da essere definito dagli scienziati un “nuovo antibiotico promettente”.
Efficacia del CBD contro i batteri Gram-positivi
I ricercatori dell’Università del Queensland hanno testato il CBD su diversi tipi di batteri, utilizzando anche topi con infezioni femorali nell’ambito dello studio.
I due principali tipi di batteri patogeni
Esistono due principali categorie di batteri patogeni: Gram-positivi e Gram-negativi. La differenza tra questi due gruppi risiede nella struttura della parete cellulare. Proprio questa differenza fa sì che alcuni antibiotici siano efficaci contro un tipo di batterio ma non contro l’altro.
I batteri Gram-positivi sono quelli contro i quali il CBD ha mostrato efficacia negli studi preliminari.
Quando considerare il CBD come antibiotico?
È importante sottolineare che non è consigliabile interrompere gli antibiotici prescritti e sostituirli immediatamente con il CBD. I risultati di questi studi sono ancora preliminari e non sono stati ancora confermati da studi clinici sull’uomo.
Il problema della resistenza agli antibiotici è aggravato dal fatto che le aziende farmaceutiche spesso esitano a investire nello sviluppo di nuovi antibiotici. Sviluppare una nuova molecola, comprenderne il funzionamento e condurre tutti i test necessari è un processo lungo e costoso, che può richiedere oltre dieci anni prima dell’approvazione di un nuovo farmaco.
Il riutilizzo di sostanze già approvate, come il CBD, potrebbe però risultare più rapido ed economicamente sostenibile.
Perché il CBD non viene ancora usato come antibiotico?
Molti appassionati di canapa si chiedono: “Perché affidarsi alle aziende farmaceutiche, quando le erbe vengono utilizzate da secoli per curare le malattie?”
La risposta sta nella standardizzazione e nella certificazione dei prodotti. Un prodotto standardizzato e autorizzato è molto più affidabile per pazienti e genitori, poiché garantisce un dosaggio preciso e costante. Questo è particolarmente importante per i medici, che sono abituati a lavorare con farmaci rigorosamente testati e regolamentati.
Ad oggi, nessun medicinale a base di cannabis è stato approvato ufficialmente come antibiotico. Tuttavia, considerando gli effetti promettenti del CBD, è molto probabile che ricercatori e aziende farmaceutiche continueranno a investire in ulteriori studi in questo ambito.
